La storia in tre idee

Avevo una ventina d’anni quando entrai qui la prima volta: il mal di stomaco mi tormentava e mi riempivo di Maalox.
Dietro al bancone c’era Maurizio, che in pochi minuti mi ha fatto scoprire tre cose che mi hanno cambiato la vita.

La prima è stata semplicemente mollare il Maalox e bere qualche infuso di malva; poche tazze dopo avrei dato definitivamente addio a quel mal di stomaco che mi aveva dissestato la giovinezza.

La seconda: che il primo medico siamo noi stessi; l’erborista non è un medico, è un facilitatore, ti aiuta a ritrovare l’equilibrio perduto.
Curarsi con le piante invece che con la chimica non significa soltanto che mandi giù delle molecole diverse: è un cambiamento di mentalità.
Ascolti il corpo che si racconta; ad esempio il mio mal di stomaco raccontava che io dovevo mandar giù bocconi amari: psicologici, simbolici… era troppo ingenuo pensare di prenderli alla lettera come se davvero fosse un pasto da digerire.

La terza è quando mi ha detto: “ma tu sei appassionata di piante: puoi raccogliere la malva da sola, come facevano tutti nelle nostre campagne.”.
Cioè: l’erborista è un commerciante, ma non ti vende quello che non ti serve, non pensa al business, ha successo se tu recuperi il tuo benessere. Quello che l’erborista vende non è un prodotto: è una competenza, è un’attenzione.
Quello che porti a casa è quasi sempre qualcosa che chiunque può trovare gratis in natura, tu entri in negozio invece che raccoglierle nei prati solo per semplificarti la vita: se non hai le competenze, il tempo, l’abitudine; ma sia chiaro: le erbe sono un regalo della Natura, sono gratuite, sono democratiche: il mestiere dell’erborista è solo quello (modesto ma bellissimo) di accorciare la strada tra il prato e il tuo corpo.

Così trent’anni dopo ci sono io, dietro quel bancone, con questi tre princìpi.